L'impegno FIPAV nel sitting volley, è all'altezza?

Nel maggio del 2013 il Comitato Italiano Paralimpico riconosce la FIPAV come federazione paralimpica.

Com'era prevedile, da quel momento gli enti di promozione sportiva che si erano già mobilitati, decidono di abbandonare la divulgazione del sitting volley, lasciando il compito alla neonata, ma già più ricca, federazione di pallavolo.

Ma una federazione, rispetto agli enti di promozione, che vantaggi poteva offrire a questo sport affinché fosse nominata "paralimpica" dal CIP così precocemente?

Certamente, se vogliamo fare un parallelo rispetto a quello che accade nel volley, la fipav avrebbe garantito una maggiore qualità e specializzazione nei corsi sportivi.

..è tutto qui?... tutta questa fretta, per arrivare ad avere dei corsi sportivi più specializzati un anno, o due, o tre, prima? ...oppure c'è altro?

Chiediamoci, ad esempio, perché il sitting volley sia stato uno sport pressoché sconosciuto in Italia fino a Londra 2012, nonostante fosse paralimpico fin dal 1980.

Se ci siamo dati una motivazione plausibile, allora potremmo utilizzare quella stessa motivazione per applicarla alla velocità con cui la FIPAV è stata nominata federazione paralimpica:

potrebbe non essere stata una corsa per 'correre ai ripari', ma il presupposto affinché in Italia non cambiasse nulla riguardo questo sport, o lo facesse nella maniera più lenta possibile...

ad ogni modo, occorre sempre tenere a mente quel vecchio saggio che ammonisce: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi!

C'è una cosa su tutte, infatti, di cui pare nessuno abbia tenuto conto al momento di decidere se e quando assegnare il nuovo riconoscimento alla fipav:

nessuna società di volley affiliata alla fipav aveva ed ha mai avuto a che fare coi disabili, a differenza degli enti di promozione!

Già.. perché occorre tener conto che la fipav è stata riconosciuta paralimpica prima che gli enti avessero potuto praticare la loro missione: diffondere quello sport, scoperto, appunto, solamente nel 2012.
Ci fosse stato questo inter-tempo, alla fipav sarebbe bastato continuare a ragionare come è nel DNA suo e di qualsiasi altra federazione:

«vuoi giocare agonisticamente e non amatorialmente a sitting volley? Passa in federazione».

Sia ben chiaro: non sto dicendo che tutti gli sport devono necessariamente passare dagli enti di promozione prima di vedersi riconosciuta una propria federazione, ma visto e considerato che, qui, si trattava di consegnare uno sport paralimpico nelle mani di una federazione che di disabilità non conosceva nulla, forse sarebbe stato il caso di ponderare un minimo di più questa scelta.

ad oggi, infatti, l'atteggiamento della fipav verso il reclutamento degli atleti disabili è stato il medesimo attuato per il volley:

«spetta alle società affiliate trovare gli atleti. Noi, vertici, al massimo mettiamo la faccia nelle vostre iniziative»...
..e le società affiliate fanno l'unica cosa che sanno fare:

attendere che qualche disabile si presenti ad iscriversi, magari incrociando le dita affinché non succeda.

Perché il dubbio sorge spontaneo ed immediato:

che "vantaggio" avrebbe una società sportiva già affiliata fipav [che da sempre ha lavorato con atleti normodotati; che non ha la minima idea del "mondo" della disabilità motoria; che ogni anno lotta in comune/provincia e contro altre società sportive per ottenere quel minimo di spazi indispensabili ai propri atleti normodotati al loro già striminzito allenamento; che utilizza una struttura che non presenta il dovuto abbattimento delle barriere architettoniche] a togliere spazi palestra alle proprie squadre di normo, per assegnarle a ipotetiche ed inesistenti squadre di sitting volley?

Il risultato?

beh.. cos'altro, se non le lotte intestine scaturite dall' "AFFARE disabilità" ?

perché non dimentichiamoci che la disabilità, per qualcuno, è motivo di business!

Lo so.. lo so:

in questo sito si chiedono le prove, non le chiacchiere!

Tanto per cominciare, a titolo d'esempio, possiamo immediatamente notare come la Toscana (NdA: una delle regioni più vaste e popolate d'Italia!) ad oggi non compaia con un proprio atleta in nessun evento federale di rilevanza nazionale (Workshop o Torneo).

Unica eccezione: il recentissimo WorkShop di fine luglio 2014, in cui veniva convocato un atleta disabile senese, senza che la FIPAV si fosse ricordata di comunicarglielo per tempo.

«Pazienza!..», direte voi «..un errore può capitare anche ai migliori!».

Vero.

Peccato che poi, alla immediata riprova, la Toscana sia stata ufficiosamente e nuovamente esclusa da un torneo nazionale svoltosi pochi giorni fa in Basilicata: la Nerelum Cup (eviterei di tirare in ballo anche Aprilia: la PRIMA realtà di sitting volley nata in Italia, che non è stata neppure presa in considerazione).

L'argomento di per sé potrebbe sembrare noioso e monotono, se non fosse per la formula di gioco utilizzata proprio nella Nerelum Cup:

in due giorni e mezzo (dal venerdì sera alla domenica), per il quadrangolare erano state previste un totale di quattro partite (due partite a squadra) e, per giunta, con la formula "al meglio dei tre set" (chi vince due set, ha vinto la gara)!!!

Paradossalmente, è andata meglio alla squadra che si è piazzata quarta: la Calabria, che con i suoi risultati di 1-2 ottenuti sia in semifinale che in finale, almeno ha potuto giocare il massimo dei set possibili: SEI.

Perché, questo mio apparente accanimento verso gli organizzatori di un torneo che, comunque, a detta di chi vi ha partecipato, è stato bello?

Questo sito si fonda sulla critica verso le scelte federali, non verso le scelte di una società organizzante un semplice torneo!

Alla luce di ciò, arriviamo al punto:

tutti i vertici federali erano presenti in Basilicata........................... per presentare un torneo......... di 4 gare totali in 3 giorni?!?

Evidentemente NO.

Il torneo, alla fine, si è rilevato per la fipav un ottimo pretesto per organizzare un corso (lecito) di allenatori di sitting volley: soldi cash e tanto fumo negli occhi a chi deve valutare se la fipav stia facendo o meno qualcosa per il sitting italiano.

...e chi se ne impipa, poi, se per scendere a Rotonda per giocare uno scorcio di quei 5 set in 3 giorni, alcuni atleti, il loro staff e il loro séguito, abbiano dovuto percorrere quasi km 900 all'andata ed altrettanti al ritorno... l'importante è creare allenatori e riscuotere le loro quote d'iscrizione ai corsi! ..Degli eventuali "cadaveri" lasciati per strada? Stesso interesse: zero (non foss'altro, che abbiamo migliaia e migliaia di atleti disabili in attività tra cui scegliere, vero?..)

...pensare che, col numero di atleti portati dall'Emilia, accettando la Toscana sarebbe stato possibile giocare un torneo a sei squadre!!!

Non ci credete?

a distanza di un anno e mezzo dal riconoscimento della fipav da parte del CIP, fate una semplice considerazione su questi numeri:

  • società attive (sulle carta): ben oltre 150 (cioè quelle società che, all'atto del rinnovo dell'affiliazione per la pallavolo, in maniera del tutto gratuita hanno deciso di flaggare anche l'abilitazione al sitting volley.. non si sa mai)
  • atleti disabili avviati al sitting in tutta Italia: meno di 25 (di cui la maggioranza di questi praticava sitting da prima che la fipav diventasse paralimpica)
  • atleti disabili presenti al WorkShop di Roma di inizio luglio in occasione della presentazione della nazionale italiana: solo 9!!!
  • allenatori federali riconosciuti in tutta Italia: ben oltre il centinaio!!

e, nel valutare questi numeri, non dimenticate che il sitting volley dovrebbe essere un gioco di squadra, quindi con più atleti disabili in un'unica società per un unico allenatore!!!

Alla fine il sitting volley italiano può contare già su alcuni primati mondiali:

  • è l'unica disciplina sportiva che conta più allenatori, che atleti
  • è l'unica disciplina sportiva che conta più società sportive ufficialmente attive, che atleti disposti a frequentarle!

D'altronde, i vertici FIPAV, non stavano forse continuando a sbandierare che avrebbero voluto veder qualificata la Nazionale italiana per Brasile 2016 (paralimpiadi)?

...se continuiamo su questa strada, secondo la legge dei grandi numeri, alle paralimpiadi faremo in tempo a trovare, seduto su una panchina di una qualche altra nazionale, giusto un allenatore italiano!!!

Peccato... avevo sperato di non dover mai arrivare a scrivere una critica sulla gestione del sitting volley italiano.
E invece l'ho dovuto fare a neppure due anni di distanza dal riconoscimento della fipav come federazione paralimpica.

Un suggerimento a tutti i potenziali atleti della nazionale:
createvi una VOSTRA associazione sportiva!

La fipav ci guadagnerà di più tramite l'affiliazione, ma sarebbe (forse) l'unico modo per far valere i vostri diritti all'interno della federazione.

Dichiarazione fipav riportata da Ezio Barbieri in un post su Facebook
dichiarazione ufficiale del 04/9/14

 

PS del 08/9/14:

ed ecco che, sorprendentemente, una dichiarazione riportata da Ezio Barbieri conferma (se non ne peggiora la portata dei numeri) tutto ciò che è stato scritto in questo articolo

Società Sportive affiliate al Sitting Volley della FIPAV
Dati di fine Settembre 2014: le società di Sitting Volley affiliate alla Federazione Italiana Pallavolo sono 326. 
Sul territorio continuano le esibizioni promozionali della nostra Disciplina Sportiva ed è in programma l'organizzazione del 1° Campionato Nazionale Italiano. 
(link)

Ecco la situazione nazionale (colonna sinistra dell'immagine) al 01/10/2016, cioè dopo 3 anni esatti dalla data dell'indizione del primo corso per allenatori-dirigenti-arbitri di sitting volley...


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